GIORNATA 8 – Ahia

Di nuovo a via Carlo Avolio. Inserite una battuta a piacere su noi che arriviamo come una squadra di superstar, tipo qualche Bugatti che sgomma nel parcheggio, cinque o sei groupies che ci aspettano, Lorenzino che si presenta al campo con una posse che manco l’Allen Iverson dei tempi d’oro. Sapete, ero più preparato sul tema “squadra di pippe”, avevo studiato anni; questa cosa che siamo primi a punteggio pieno comincia a mettermi in difficoltà.

Ho finito le foto di rapper e coattate, se non ci penso io nessuno scatta foto alla partita... Vabbè, un po' di contenuti, una volta tanto

Ho finito le foto di rapper e coattate, se non ci penso io nessuno scatta foto alla partita… Vabbè, un po’ di contenuti, una volta tanto

Il problema comincia a farsi serio: abbiamo finito un intero girone (al netto di un rinvio) imbattuti, primi in classifica e siamo passati di colpo da siparietto comico a squadra da battere. Oggi si gioca contro gli Ostia Dolphins/Smit Roma Centro/Space Invaders (l’ultimo è il nome vero, gli altri cavilli tecnici). All’andata abbiamo potuto apprezzare la loro correttezza agonistica – qualità invero assai rara, in un campionato dove agli arbitri interessa limitare i falli quanto a me interessa la vita notturna di Maria Elena Boschi – e ci siamo scattati anche una bella foto di sostegno all’Ardita. Vittoria facile, all’andata, ma stavolta è tutto diverso, dal campo che è la metà del nostro fino al nostro atteggiamento: troppe vittorie ci hanno tolto quel sincero stupore di fronte alla possibilità di vincere una partita, e soprattutto ci hanno tolto la fame. Abbiamo vinto più partite in questa stagione che in tutta la mia carriera All Reds, iniziata nel marzo 2012. Tra un po’ proporremo un Basketball Act, venderemo i diritti dei lavoratori per un iPhone 6, faremo una convention alla stazione Tuscolana e ci renderemo conto che il basket popolare è un concetto troppo anni zero, e che negli anni Venti il futuro sarà il subaffitto di campi pubblici. Cioè esattamente quello che siamo nati per combattere. Ma questa – come si dice – è un’altra storia.

Fa eccezione al clima da «uff, dai, vinciamo in fretta che alle 11 ho il tavolo al Circolo degli Artisti» un Kosmo versione apocalittica. «Sette, e non più sette», pontifica nel riscaldamento. «Oggi perdiamo, vedrete», dice a ogni timeout. Un sacco di Reds hanno bisogno urgente di sistemare la parte anteriore dei pantaloncini.

Intermezzo merchandising

In campo la partita fa schifo. Almeno, la nostra partita fa oggettivamente schifo, specialmente nel primo quarto: campo piccolo + la nostra nemesi storica meglio conosciuta come “difesa a zona” + scarsa intensità difensiva = la situazione si fa complicata. Siamo sotto, e le facce da bulli che ci avevano scortati fino a Spinaceto diventano quelle spaurite di chi non è più abituato a lottare per il pane e la vittoria. Ci serve aiuto. We need a hero. Ci serve qualità.

«Qualcuno ha detto "qualità"? Ecchime». Daje capità

«Qualcuno ha detto “qualità”? Ecchime». Daje capità

Accantonata la splendida utopia di vincere una partita senza ricorrere al signore ritratto qui sopra con discutibili occhiali da sole, recuperiamo. Da sotto si segna diciamo quando ci pare, vista l’evidente disparità fisica con gli avversari. Avevano un esterno, che nella zona gioca sotto, che sarà stato 1,70. Contro questo qui, contro er Piscina (che torna a tirare col 60%. Bravo figliolo) e contro uno Scolozzi che però oggi è animato dal motto «-Foga + …», o anche «W la foga»: cioè, ha la fidanzata a bordo campo, che gli ricorda che c’è un mondo fuori dal parquet (oggi è pure linoleum) e lo rende meno assetato di sangue. Ma gli riservo il mio ennesimo peana perché, malgrado la presenza femminile, i suoi primi due punti li dedica a me. Ti cuoro, Scolozzi. Tanto la tigna e il veleno che hai immolato sull’altare dell’ammore sono semplicemente passati a Ivan (che ficata, sono comunista, gioco in una squadra comunista e posso dire di avere in squadra il «compagno Ivan»), che segna due punti pesantissimi, difende come un ossesso e gioca con quegli occhi iniettati di sangue che a me piacciono tanto; aggiungiamo al tutto un corno in mezzo alla fronte – gentile omaggio dell’ultimo allenamento – e abbiamo un ibrido tra uomo vero e unicorno in mezzo al campo. Maggico.

Comunque, andiamo davanti ma non scappiamo. Non ci riusciamo: gli avversari restano attaccati con le unghie e con i denti a una partita che sulla carta avremmo dovuto dominare, e lo fanno senza neanche lasciarci la scusa di dire “Eh, ma menavano”… Non menavano, non erano scorretti, gli arbitri hanno poco da rimproverarsi: abbiamo giocato male noi. Una lezione che spero abbiamo imparato una volta per tutte, senza bisogno di ulteriori conferme. Vinciamo, ma non convinciamo: +10, con i penultimi in classifica. Certo, in trasferta e tutto, ma non basta. Non basterà, ad esempio, mercoledì 25 a Pomezia contro i secondi in classifica che, in caso di vittoria, ci tallonerebbero da molto vicino. Daje Reds, stay true. Ricordatevi di quando passavano mesi senza vincere una partita, e le pijavate da tutti. Ricordatevi che più partite vinceremo, più potremo andare in giro a dimostrare che il nostro modello di sport funziona, che non servono società e segreterie per giocare bene a pallacanestro. Daje. Ci conto.

  • Maggior numero di punti: Lucone (19, con uno straordinario 9/13 dal campo!)
  • Maggior numero di rimbalzi: Lucone (10, la doppia doppia di media continua)
  • Maggior numero di chupitos: coach L (oh, scusa che te rompevo le palle)

Most Barabbable Player: Io. Non per dire, ma ho tirato col 100%, ho segnato i miei primi punti in stagione in un’azione fantastica col Fle che manco Stockton-to-Malone (me se so’ persi sotto canestro, me l’hanno passata e per qualche motivo non ho sbagliato) e soprattutto mi sono sfrantumato la caviglia destra nell’azione immediatamente successiva, in un goffo, goffissimo tentativo di stoppata. Scrivo dal mio divano, dove sarò confinato per almeno le prossime due settimane. Quindi, colgo l’occasione per assegnarmi un riconoscimento. Alla memoria, che tanto si sa: anche le peggiori pippe, cadute nell’adempimento del dovere, diventano eroi.

Ciao a tutti. Ci vediamo probabilmente tra un mese abbondante.

Ciao a tutti. Ci vediamo probabilmente tra un mese abbondante.

Di fronte a questa armatura, mi ero preparato una battuta tipo “chiamatemi Barabbacop”, ma poi ho realizzato che – ancorché superboro – Robocop è una guardia. Quindi niente. «Sciancato» andrà bene.

Space Invaders 40 – ALL REDS 50

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